Decumano Inferiore ( Spaccanapoli)

Il decumano inferiore, comunemente chiamato Spaccanapoli, è un’arteria viaria del centro antico di Napoli ed è una delle vie più importanti della città.

Essa è insieme con il decumano maggiore e al decumano superiore (decumani di Napoli), una delle tre strade principali dell’impianto urbanistico progettato in epoca greca e che attraversavano in tutta la loro lunghezza l’antica Neapolis. Data l’origine, sarebbe dunque più opportuno parlare di plateia e non di “decumano”, denominazione di epoca romana che per convenzione ha sostituito l’originaria.

Il decumano inferiore divenne tra il Medioevo e l’Ottocento importante sia per i conventi degli ordini religiosi sia per le abitazioni di uomini potenti che vi vissero.

Cenni storici

La strada è anche volgarmente chiamata “Spaccanapoli” in quanto divide nettamente, con la sua perfetta linearità, la città antica tra il nord e il sud.

In origine il tracciato sorgeva dalla piazza San Domenico Maggiore e proseguiva fino a via Duomo. In epoca romana, la via si allungò e inglobò anche la zona dell’attuale piazza del Gesù Nuovo come testimoniano i resti delle terme romane ritrovate sotto il chiostro della basilica di Santa Chiara.

Durante il rinascimento la via subì enormi cambiamenti, le strutture gotiche vennero rimaneggiate oppure si realizzarono edifici sui suoli di antichi palazzi demoliti. I principali architetti del rinascimento napoletano furono Giovanni Francesco Mormando e Giovanni Francesco di Palma che progettarono il Palazzo Marigliano e il Palazzo Pinelli.

Durante il Cinquecento, il Viceré Don Pedro de Toledo avviò un processo di espansione territoriale verso la collina di San Martino e allineò il decumano con un’arteria dei Quartieri Spagnoli, in modo da collegarli con il centro della città per favorire gli spostamenti.

Tra il Seicento e il Settecento gli edifici privati e di culto subirono ulteriori rimaneggiamenti. Nell’Ottocento alcuni palazzi vennero di nuovo ripristinati nelle forme originali per la loro importanza mentre, solo nel secolo scorso, a causa della seconda guerra mondiale, la chiesa di Santa Chiara riprese la sua struttura gotica celata dagli stucchi settecenteschi.

Tracciato

Il decumano si suddivide in tre spezzoni:

  • Il tratto incominciava da piazza del Gesù Nuovo per proseguire per l’attuale via Benedetto Croce, passando per piazza San Domenico Maggiore, piazzetta Nilo e largo Corpo di Napoli;
  • La parte centrale è via San Biagio dei Librai;
  • Invece, via Giudecca Vecchia, una parte di Forcella, superato l’incrocio con via Duomo, costituisce il tratto finale del decumano.

La moderna concezione di “Spaccanapoli” invece include anche le espansioni che si sono avute nel corso del XVI secolo le quali hanno visto allungare il tratto iniziale fino ai Quartieri Spagnoli. Intendendo il toponimo Spaccanapoli, il decumano incomincia allora da via Pasquale Scura, sita sulla cima dei Quartieri Spagnoli. Subito dopo si arriva alla parte centrale, che incomincia con l’incrocio di via Toledo, ed è formata dalle vie Maddaloni, Domenico Capitelli, Benedetto Croce e San Biagio dei Librai. Il lato su Forcella invece rappresenta il tratto finale.

Lungo via San Biagio dei Librai, uno dei cardini (o stenopos) che sale verso nord, collegando il decumano inferiore a quello maggiore, è via San Gregorio Armeno.

Gli edifici di culto del decumano inferiore
La chiesa del Gesù Nuovo

Su Spaccanapoli si affacciano numerosi edifici di culto di significativa importanza, centri della cristianità napoletana. Tra i principali vi sono la chiesa del Gesù Nuovo, quella di Santa Chiara e quella San Domenico Maggiore.

Il primo che si incontra partendo da piazza del Gesù è la chiesa del Gesù Nuovo, o della Trinità Maggiore. Completata nel Settecento, oltre che per l’imponente facciata rinascimentale e il notevole interno barocco, oggi è conosciuta anche perché custodisce il corpo di Giuseppe Moscati, un medico di fede e di preghiera, divenuto santo nel 1987.

La basilica di Santa Chiara

Di fronte alla chiesa del Gesù Nuovo è la basilica di Santa Chiara, con l’annesso complesso monastico. Voluta da Roberto d’Angiò nel XIV secolo, la chiesa si presenta subito con una sobria e imponente facciata, con un grande rosone centrale. Gli interni, gravemente danneggiati dai bombardamenti su Napoli della seconda guerra mondiale, ospitano anche la tomba della dinastia dei Borbone.

La chiesa di San Domenico Maggiore

Più avanti vi è invece la complesso di San Domenico Maggiore, tra i più antichi, grandi e storicamente e culturalmente rilevanti della città. La sua estensione arrivava fino a via San Sebastiano, alle spalle del conservatorio di San Pietro a Majella, e fu luogo in cui vi studiarono e/o insegnarono filosofi come San Tommaso d’Aquino, Giordano Bruno e Tommaso Campanella.

Proverbio del Giorno

  • Haje voglia ‘e mèttere rrumm, nu strunz’ nun addevènta babbà.

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