Museo Nazionale di San Martino

Il museo nazionale di San Martino fu aperto al pubblico a Napoli nel 1866, all’indomani dell’Unità d’Italia, dopo che la Certosa inclusa tra i beni ecclesiastici soppressi, fu dichiarata monumento nazionale.

Per volontà dell’archeologo Giuseppe Fiorelli gli ambienti furono destinati a raccogliere in un museo testimonianze della vita di Napoli e dei Regni meridionali (Regno di Napoli e Regno di Sicilia prima e del Regno delle Due Sicilie dopo).

Al museo, che si sviluppa su due livelli, si accede dai due chiostri della certosa.

Dal dicembre del 2014 il museo e la Certosa sono passati in gestione al Polo museale della Campania.

All’interno del Complesso Museale di San Martino sono conservati tre orologi solari molto antichi, che scandivano il tempo dei certosini e favorivano le attività di preghiera contemplate dalla regola.

Nel Quarto del Priore, all’interno della biblioteca, si vede una pavimentazione del 1771 di Leonardo Chiaiese decorata in maiolica, con la rappresentazione della meridiana a camera oscura di Rocco Bovi. Questo sofisticato strumento di misurazione del tempo è composto da tre fasce in bronzo, su cui sono intagliate alcune informazioni calendariali, astronomiche e geometriche molto precise, incorniciate da lastre di marmo e riggiole. Il foro gnomonico è collocato sulla piattabanda del finestrone, e da esso entrano i raggi solari, che indicano il mezzogiorno in ogni giorno dell’anno e la cui direzione si modifica costantemente; essi costituiscono una piccola ellissi, la cui forma varia in base al periodo dell’anno: è più piccola e stretta quando c’è il solstizio estivo e più grande e lunga con il solstizio invernale. La striscia centrale inizia con una punta arrotondata e sotto la finestra della sala si trova un gradino in pietra su cui è incisa la scritta CAR, simbolo delle certose e termine che proviene da Carthusia, poi vi è la scritta PERPENDICULI PARTES DECEM MILLESIMI che concerne la scala ticonica inferiore che è stata suddivisa in cento parti uguali. La meridiana è affiancata da due rose dei venti e su di essa sono rappresentati alcuni pianeti, in ordine partendo da sud: Mercurio, Luna, Venere, Saturno, Marte, Giove; inoltre sono incise anche sette ellissi che raffigurano il sole in specifici momenti dell’anno e sulla fascia centrale si leggono delle piccole scritte che si riferiscono a località geografiche, cioè villaggi, paesi e fiumi che sono situati lungo il meridiano terrestre che attraversa la Città, infine vi sono rappresentate le costellazioni che passano per il meridiano di Napoli e un calendario ispirato a quello Gregoriano.

All’esterno dell’appartamento del priore, vicino alla scala dello gnomone, si trova un orologio solare a quadrante multiplo, si tratta di un oggetto molto particolare destinato alla misura del tempo attraverso il confronto delle ombre di due o più gnomoni, ognuno collocato in uno degli otto quadranti. È scolpito in marmo e ha forma quadrangolare, i lati sono orientati verso nord-sud ed est-ovest così che i quadranti orizzontali e verticali siano esposti a sud. L’orologio fu probabilmente realizzato nel XVII secolo poiché consente la misurazione del tempo secondo i più comuni sistemi temporali utilizzati in quel periodo. Le linee del tempo sono molto visibili grazie alla profondità dell’incisione, invece gli gnomoni sono andati completamente perduti, però si sono conservati i fori di alloggiamento, e complessivamente l’orologio versa in un cattivo stato di conservazione perché il blocco di pietra presenta numerose inflorescenze.

Nel chiostro grande, lungo la facciata est, sono collocati due quadranti di forma circolare, un orologio meccanico e un orologio solare: si tratta di un abbinamento che era molto frequente nella parte esterna di torri municipali, campanili e monasteri. Sul lato destro della facciata si trova un orologio meccanico a sei ore, con una sola lancetta a forma di chiocciola, che suggerisce le ore dalla I alla VI, e ha la funzione di indicare le ore italiche, il cui calcolo comincia al tramonto e si conteggiano ventiquattro ore fino al seguente crepuscolo. Sul lato sinistro è situato un quadrante solare verticale di cui si è conservato unicamente l’ortostilo, poiché le linee delle ore sono state cancellate dagli agenti atmosferici. La punta dello gnomone è esposta ai raggi provenienti da est, sud-est e sud quindi l’ortostilo può proiettare la sua ombra dall’alba a mezzogiorno e resta inoperoso nelle ore pomeridiane, però non è possibile decretare con sicurezza se il sistema orario fosse quello italico oppure quello ad usum campanae. L’orologio aveva l’importante scopo di aiutare i certosini nelle loro attività e controllare il simmetrico orologio a sei ore.

Questi tre orologi necessitano di essere restaurati poiché nel corso del tempo si sono notevolmente danneggiati, perciò sono oggetto di una raccolta fondi Art Bonus.La meridiana a camera oscura ha subito dei lavori di manutenzione e consolidamento che hanno causato lo spostamento del foro gnomonico che ostacola l’ingresso dei raggi solari in autunno e in inverno, alla bussola incastonata nel pavimento manca l’ago magnetico e una delle due rose dei venti presenta un’errata orientazione rispetto ai punti cardinali. L’orologio solare a quadrante multiplo non ha più gli gnomoni e la superficie è stata rovinata dalle intemperie, invece il quadrante solare verticale è stato cancellato dalla stesura di un nuovo intonaco dopo un lavoro di manutenzione, quindi le antiche linee orarie non sono più visibili.

Proverbio del Giorno

  • Haje voglia ‘e mèttere rrumm, nu strunz’ nun addevènta babbà.

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